Per il #T-TeC serve concretezza:
parola di Luca Andolfi, vincitore 2020 del nostro contest di Open Innovation

11 novembre 2022

Fattibilità, attenzione all’utente, valutazioni rischi e costi: in una parola, concretezza. Luca Andolfi, vincitore del #T-TeC 2020 e oggi nel gruppo ITG di Telespazio, ci racconta cosa serve per trasformare le proprie idee in una start-up!

Nato a Napoli 26 anni fa, Luca Andolfi è un ingegnere aerospaziale. Laureato alla Federico II di Napoli, è appassionato di esplorazione spaziale e con una propensione alla ricerca di soluzioni altamente tecnologiche per affrontare le sfide che ogni giorno questo settore ci presenta.

Da oltre anno lavora nel gruppo di Innovation & Technology (ITG) di Telespazio, un percorso quasi obbligato per lui che, nel 2020, ha vinto il primo premio della seconda edizione del #T-TeC, il contest di Open Innovation di Leonardo e Telespazio dedicato alle giovani studentesse e studenti di materie STEM di tutto il mondo.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Luca, che ha raccontato il suo percorso, che lega insieme l’innovazione, la Luna e Marte, e dato alcuni consigli alle ragazze e ai ragazzi che si stanno avvicinando al contest.

Come sei arrivato al #T-TeC 2020?

Ho studiato Ingegneria aerospaziale: lo spazio e la tecnologia sono due delle mie più grandi passioni. Durante l’Università ho avuto quindi modo di approfondire temi di dinamica orbitale e di progettazione di una missione spaziale. È proprio grazie ad un progetto sviluppato durante il corso di Space Mission Design che insieme ai miei colleghi, su suggerimento del nostro Professore, abbiamo partecipato al #T-TeC 2020. L’università Federico II è sempre pronta ad incentivare i propri studenti a partecipare a contest e altre iniziative simili, e non si è lasciata sfuggire questa importante occasione: abbiamo rielaborato parte del progetto, chiamato MATES, e ci siamo lanciati nel contest.  

Raccontaci di MATES...

MATES significa MArs TElecommunication System. Come suggerisce il nome, l’obiettivo era quello di sviluppare un sistema capace di fornire un servizio di telecomunicazione attorno al pianeta rosso, seguendo l’approccio concretamente utilizzato nelle fasi di un progetto europeo. Abbiamo in particolare ipotizzato una costellazione di quattro satelliti equatoriali orbitanti attorno a Marte, con l’obiettivo di supportare future missioni istituzionali e commerciali.

A distanza di anni, secondo te quali sono stati i punti di forza che hanno permesso a MATES di vincere?

A mio avviso, il punto di forza è stata la particolare attenzione alle necessità dei possibili utenti della missione e al servizio che il sistema avrebbe fornito. Inoltre, l’approccio multidisciplinare ci ha permesso di affrontare anche aspetti spesso trascurati a livello universitario, legati ai costi e ai rischi, punti di partenza fondamentali per rafforzare la fattibilità della nostra proposta. Credo che questo abbia fatto la vera differenza.

Ormai da un anno lavori nel Gruppo di Innovation & Technology (ITG) di Telespazio, puoi raccontarci su quali progetti stai lavorando?

Sono stato coinvolto sin dal mio primo giorno nell’ambizioso progetto Moonlight dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che prevede la creazione di servizi di comunicazione e posizionamento direttamente sulla Luna (LCNS, Lunar Communication and Navigation Services) a supporto delle future missioni istituzionali e commerciali. Per Moonlight Telespazio è leader di un importante consorzio internazionale e il gruppo di ITG ha il ruolo di Design Autority. Di conseguenza ho seguito diversi aspetti del progetto, dalla definizione dei requisiti di missione e sistema all’indagine delle tecnologie critiche legate al sistema. Sono stato coinvolto anche in PULSAR, dedicato a investigare lo stato dell’arte delle tecnologie di posizionamento nel mondo sottomarino. Ora siamo al lavoro per un importante missione dimostrativa per uno dei settori più importanti per la sostenibilità del settore spaziale: l’In-Orbit Servicing.

In MATES ti sei occupato di comunicazioni con Marte, ora sei al lavoro su quelle per la Luna. C’è una grande continuità! Qualche differenza?

MATES e Moonlight hanno sicuramente alcuni punti in comune, ma anche molte differenze. La principale è che con MATES abbiamo lavorato solo sul servizio di comunicazione e non anche i servizi di navigazione, come per Moonlight. Di conseguenza, tutti processi di analisi dei needs degli utenti e del business, coprono aspetti diversi. Inoltre, c’è una grande differenza di durata: con Moonlight ho avuto modo di affrontare con maggior dettaglio alcuni aspetti solo toccati durante lo sviluppo di MATES oltre ad aspetti a me del tutto sconosciuti. È stato molto affascinante poter ritrovare queste similitudini e, allo stesso tempo, ampliare le mie conoscenze e competenze.

Nel passaggio tra l’Università e il lavoro in Telespazio, cosa ti ha colpito di più? Cosa hai dovuto imparare in fretta?

La principale differenza, a mio avviso, è la centralità del cliente e degli stakeholder, che è propria del mondo dell’industria. Si tratta di un aspetto raramente affrontato in ambito universitario, ma devo dire che proprio grazie al corso di Space Mission Design di cui vi accennavo, ho subito imparato a comprendere quali sono, oltre agli aspetti tecnici, le aspetti fondamentali di una missione spaziale. Credo che un corso come Space Mission Design sia molto importante e rappresenti un’eccellenza, perché fornisce un’idea di come si gestisca realmente un progetto europeo all’interno di una grande realtà industriale come Telespazio.

Nel 2022 “Moonlight” ha vinto il Premio Innovazione di Telespazio! Non fai altro che vincere premi! Al di là dei complimenti, quanto è importante il tema dell’innovazione per un’azienda come Telespazio?

L’innovazione copre un ruolo fondamentale all’interno di un’azienda, anche perché abbiamo visto come negli ultimi anni siano nate numerosissime start up, alcune di queste diventate realtà consolidate, che propongono prodotti disruptive e che hanno rivoluzionato il modo di pensare alle missioni spaziali. In un’azienda come Telespazio, l’innovazione interviene quindi in diversi processi e viene incentivata grazie all’inserimento di nuovi giovani colleghi. Grazie alla loro passione e all’esperienza dei più esperti, è possibile guardare sempre avanti, e immaginare soluzioni nuove e sempre più efficienti. Voglio anche aggiungere una mia esperienza personale. Durante gli studi ho avuto modo di partecipare alla prima edizione della Leonardo Aerotech Academy, che si svolge ogni anno presso l’Aerotech Campus, a Pomigliano d’Arco e che fa parte della rete dei Leonardo Labs, i laboratori di innovazione tecnologica di Leonardo. Si è trattata di un’esperienza molto importante per me: i Leonardo Lab di Pomigliano costituiscono infatti uno dei centri di innovazione su materiali e processi produttivi per l’intero Gruppo.

La scadenza per partecipare all'edizione 2022 del contest, fissata al 27 novembre, si avvicina. C’è qualche consiglio che vuoi dare ai partecipanti al #T-TeC 2022?

Ovviamente l’originalità e l’attenzione all’utente finale, ma mi sento di dire di lavorare soprattutto sulla fattibilità della proposta, necessaria per dimostrare che l’idea innovativa non deve rimanere solo su carta. Anche perché quest’anno il #T-TeC è anche un vero e proprio incubatore e mette in palio la possibilità di trasformare la propria intuizione in una start-up. Per questo tutti i concetti legati al risk analysys, ai costi, alla sostenibilità economica e alle necessità degli utenti finali, saranno al centro delle valutazioni della giuria.  

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