Open Innovation, così
la partecipazione al #T-TeC
si trasforma in un
progetto sull’Intelligenza artificiale

18 novembre 2022

Indispensabili alla vita di tutti i giorni, eppure ancora capaci di tanto altro. È questa l’idea che Paolo Tortora, professore ordinario di Sistemi Spaziali e direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale Aerospaziale dell’Università di Bologna, si è fatto delle tecnologie spaziali. 

Professor Tortora, le tecnologie spaziali sono passate dalla nicchia al main stream. Oggi lo Spazio è riconosciuto come indispensabile alla vita sulla Terra. Tutto questo com’è percepito dalle nuove generazioni di studenti?

Le tecnologie spaziali sono senza dubbio parte della nostra vita quotidiana. Basti pensare a quanto spesso apriamo le mappe per recarci presso un nuovo indirizzo o a quando consultiamo il meteo dal nostro smartphone. Di fatto questi dispositivi hanno portato lo spazio nelle nostre tasche. Ma lo spazio è anche molto altro, mi riferisco ad esempio alle innumerevoli tecnologie nate grazie alla ricerca spaziale. Ciononostante, i ragazzi di oggi sono consapevoli che questo settore abbia ancora molto da offrire alla nostra società. Sanno che prendere parte alla “rivoluzione spaziale” rappresenta per loro una grande opportunità di crescita personale oltre che un investimento sicuro. A questo va aggiunto il fascino che da sempre lo spazio esercita nell’immaginario collettivo. Ancora molto rimane da esplorare e da scoprire e sempre più giovani si avvicinano a questi studi alla ricerca di risposte e, perché no, di nuovi interrogativi. In questo senso vanno interpretati i numeri, in costante crescita, delle iscrizioni ai corsi di ingegneria aerospaziale.

Cosa si aspettano di trovare, una volta usciti dall’università, le ragazze e i ragazzi che oggi studiano materie STEM, in particolare quelle più legate all’ambito spaziale?

Gli studenti STEM sono mossi dalla curiosità, dalla voglia di andare ad indagare in profondità come e perché funzionino certi processi. L’università ha il compito di fornire loro le competenze necessarie a districarsi nell’affascinante mondo della scienza. Quello che si aspettano, a valle di un percorso così impegnativo, è senza dubbio di poter trasformare le proprie passioni in un lavoro, che sia in linea con le loro inclinazioni. Si aspettano di essere accompagnati, ma anche di essere ascoltati, si aspettano che sia data loro fiducia. Il settore spaziale è da sempre crocevia di tutti gli ambiti della scienza e dell’ingegneria. I nostri ragazzi si aspettano di interfacciarsi e di confrontarsi quotidianamente con sfide che pervadono più settori e che richiedono una visione ampia e di sistema.

The Pine Island Glacier, in Antarctica, imaged by the Italian COSMO-SkyMeD Second Generation satellites. Credit: COSMO-SkyMed Product - ©ASI - Agenzia Spaziale Italiana - 2022. All rights reserved. Distributed by ASI and processed by e-GEOS

Il Ghiacciaio di Pine Island, in Antartico, ripreso dai satelliti italiani COSMO-SkyMed di Seconda Generazione. Credit: COSMO-SkyMed Product - ©ASI - Agenzia Spaziale Italiana - 2022. All rights reserved. Distributed by ASI and processed by e-GEOS

Per aziende come Telespazio, lavorare a progetti di Open Innovation con atenei come il vostro significa accedere a saperi e competenze di cui ogni grande compagnia ha bisogno. Quali sono invece i vantaggi dell’università nel collaborare con le imprese?

Ci sono principalmente due aspetti da cui l’università trae vantaggio collaborando con aziende come Telespazio. Da un lato ci permette di avere accesso a dati reali e aggiornati che diversamente riusciremmo a reperire solo in forma simulata o comunque in modo limitato. Le attività dell’università si basano maggiormente su fonti pubbliche che però sono soggette a lunghi tempi di “de-secretamento”. Parallelamente, collaborare con aziende ci permette di avere accesso a varie attrezzature di alta qualità. L’università, infatti, spazia i suoi interessi di ricerca in diverse applicazioni che possono richiedere apparecchiature molto diverse e costose, specialmente in un ambito molto interdisciplinare come quello spaziale. Collaborare con un’azienda, o con più aziende, ci permette di disporre indirettamente di varie attrezzature che sarebbe molto difficile per noi acquisire e gestire.

L’Università di Bologna ha partecipato due volte al #T-TeC, una volta vincendo e l’altra portando a casa una menzione speciale. Cos’è successo dopo?

Certamente in entrambi i casi siamo rimasti soddisfatti e grati per la possibilità di partecipare ad una competizione di livello internazionale. Dopo la vincita dell’edizione 2021 del #T-TeC siamo rimasti in contatto con i vertici di Telespazio per coordinare la partecipazione congiunta a bandi per attività di ricerca applicata in ambito “on-orbit servicing”. Sebbene siano varie le interconnessioni tra i nostri ambiti di ricerca e il business model di Telespazio, questo ambito sembra essere quello che più ci accomuna con la possibilità per noi di sviluppare tecniche di intelligenza artificiale, controllo d’assetto e operazioni satellitari; e la possibilità per Telespazio di introdursi maggiormente in un ambito che ha prospettive di mercato importantissime. Riguardo l’intelligenza artificiale, ad esempio, si è pensato ad una collaborazione con il relativo reparto di Telespazio che tra l’altro possiede uno dei centri di calcolo più all’avanguardia nell’ambito.

Che consiglio darebbe a un ragazzo che sta frequentando l’ultimo anno di superiori e sta pensando di intraprendere un percorso STEM?

L’ambito tecnologico-scientifico include varie discipline (scienza, matematica, ingegneria, ecc.). Ogni percorso di studi STEM ha un aspetto prevalente ma che si interconnettono anche con gli altri, questo può risultare pesante se si è scelto il percorso in modo non del tutto consapevole, non tenendo conto delle proprie passioni e/o motivazioni. Scegliere il percorso non è facile, ma se dovessi dare un consiglio ad una persona diciottenne gli direi di analizzare la cosa che più spesso faceva o gli piaceva fare nell’età compresa fra 8 e 12 anni; ecco, quella cosa dovrà essere il cuore o lo scopo del percorso di studi che si sceglierà. Per vari motivi, durante la scuola superiore si può avere una visione influenzata del proprio futuro e scegliere in base alla “convenienza”, mentre da piccoli la visione, l’attitudine è molto più sincera.

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